È stato pubblicato da pochi giorni il rapporto Casaleggio sullo stato dell'e-commerce in Italia.
Dai dati raccolti ed elaborati si evidenziano alcune particolarità dell'e-commerce italiano che di recente è stato sconvolto dall'ingresso di grandi operatori stranieri come Amazon o Groupon nei vari mercati.
Relatore: Filippo Toso (PersuasiveMarketing.it)
Secondo la definizione datane dallo psicologo sperimentale B. J. Fogg
La persuasione è qualsiasi tentativo atto a modificare atteggiamenti e/o comportamenti senza usare coercizione o inganno.
Quando si parla di persuasive marketing si tende a percepirlo come qualcosa di scorretto, qualcosa che manipola, che costringe senza che il costretto si accorga di essere fortemente influenzato nelle proprie scelte, quasi obbligato.
In realtà quello che si intende per persuasive marketing è l'uso di particolari accorgimenti, attenzioni le definirei, che mirano a creare un percorso verso l'obiettivo che ci siamo prefissi che sia più facile da percorrere per il consumatore. Niente di meschino insomma.
Il persuasive marketing ha il solo scopo di aumentare il tasso di conversione. Vuol dire che ha lo scopo di aumentare il numero di utenti che, vista la tua pagina, compiono l'azione che tu vuoi compiano (scaricare, iscriversi, lasciare una recensione, acquistare, ecc.).
Ne ho parlato in un post precedente: la registrazione obbligatoria è un problema per l'ecommerce.
Quando acquista il cliente non vuole perdere tempo, non vuole intoppi, non vuole ostacoli. Nella sua testa il processo deve essere semplice: 1) Scelgo 2) Metto nel carrello 3) Ordino. Non deve esserci nessuna fase intermedia, niente che lo costringa ad aspettare, a pensare, a scrivere più del necessario.
Il cliente è fraccomodo e coccolone!
Abbiamo già parlato di come il processo di acquisto debba essere semplice e veloce, di come si debba favorire l'utente nella scelta del prodotto e nel successivo ordine, di come si debbano curare tutte le varie fasi, non solo le ultime (checkout), ma anche le prime (selezione del prodotto, informazioni sullo stesso, facilità di navigazione, ecc.).
Lo spunto nasce da un articolo di Alessandro Sportelli pubblicato su Il Giornale.
Alessandro giustamente osserva che la registrazione non è il massimo in fatto di usabilità per un ecommerce, soprattutto se obbligatoria.