L'Unione Europea sta muovendosi velocemente per comprendere le ragioni che impediscono al commercio elettronico di svilupparsi in area euro, così da potervi porre rimedio ed incentivare i consumi interni, sostenendo la crescita e il PIL.
Amazon ha rilasciato negli States un'applicazione mobile che permette ai consumatori di confrontare i prezzi praticati nei negozi fisici con quelli che il gigante del commercio pratica sul proprio sito di commercio elettronico.
Il 46% dei consumatori inglesi ha intenzione di rimandare all'ultimo minuto l'acquisto dei regali natalizi, nonostante la maggioranza (67,3%) ritenga che i merchant online non saranno in grado di spedire in tempo.
I dati emergono da un sondaggio online sullo shopping natalizio, condotto per Eptica su un panel di 1000 consumatori inglesi. Il sondaggio mirava anche a comprendere meglio come i merchant forniscono informazioni sulle spedizioni.
Il problema è molto semplice: una volta affidato al vettore il pacco, i tempi escono dal controllo del merchant. Se il prodotto arriva in ritardo, però, la colpa è del merchant, non del vettore. Il consumatore rimarrà deluso e non gli si potrà spiegare che non si ha alcun tipo di controllo sui tempi di spedizione.
Adiconsum incontra alcuni dei più importanti player del commercio elettronico per porre le basi di una fattiva collaborazione alla ricerca di soluzioni che permettano di meglio tutelare i consumatori che scelgono il canale online per i propri acquisti.
Secondo una ricerca di SociableLabs la metà dei consumatori è loggato su Facebook quando naviga i siti di commercio elettronico.
Una ricerca condotta da LightSpeed Research in UK e in US ha evidenziato importanti punti sul comportamento online dei consumatori, che prima di acquistare si dedicano ad un'alacre ricerca in rete. Sorprendentemente i social network sono all'ultimo posto nella scala di influenza sulla scelta d'acquisto.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito con provvedimento del 08 aprile 2010 che affichè sia lecito l'invio di materiale promozionale all'indirizzo e-mail fornito dai propri clienti all'atto dell'acquisto è necessario il consenso esplicito.
Da quando sono esplosi i social network come Facebook o Twitter in rete non si parla altro che di condivisione, di utenti che comunicano con le aziende, di social mention, di feedback live e di tutte queste belle cosette che però, diciamoci la verità, a un non addetto ai lavori possono sembrare solo un mucchio di stupidaggini.
Oggi stavo leggendo le email e tra i tanti articoli me ne ritrovo uno che decisamente può essere preso come esempio per farti capire bene cosa si intende con tutte quelle parole inglesi. Per farti capire che non sono solo etichette da applicare alle dinamiche sociali online.
È tutta realtà! Le aziende ora devono veramente stare attente a ciò che fanno.
Hai presente Yoox, l'e-tailer online che vende capi d'abbigliamento e pezzi di design online dal 2000?
Bene, ho trovato un'interessante intervista a Federico Marchetti, il suo fondatore, nella quale si parla della quotazione in borsa della società.
Ma la cosa importante non è la quotazione quanto la strategia che ha portato Yoox nel giro di 10 anni ad essere un'azienda talmente grande da essere presente in oltre 3 continenti, vendere in non so quante lingue, ed avere un fatturato milionario.
Non so come mai eppure mi rendo conto che spesso chi fa commercio elettronico considera questa attività come slegata dal mondo reale, come qualcosa di etereo che sta lì, nella rete, e che con il mondo reale ha poco o niente a che vedere.
E ho anche come l'impressione che molti ecommercers considerino non applicabili alla rete alcuni principi che sono alla base di un'attività imprenditoriale reale. Ma accade anche il contrario, che molti commercianti non ritengano applicabili alla vita reale i principi che sono alla base dell'e-commerce.
In realtà le cose stanno in modo diverso. Vendita tradizionale e vendita tramite strumenti informatici se anche non sono la stessa cosa quanto meno sono due facce della stessa medaglia.