|
|
eCommerce ed Unione Europea: Serve un Mercato Comune che Sia Veramente Comune |
| Blog - Miscellaneous |
|
27 Nazioni e un'unica moneta, l'Euro. 8 anni ed un obiettivo: un mercato unico, europeo, in cui beni e persone possono circolare liberamente. Ad 8 anni ci siamo riusciti? Pare di no. E' quanto emerge da uno studio dell'Unione Europea dal nome "Mystery Shopping Evaluation of Cross-Border E-Commerce in the UE" che ha evidenziato le enormi barriere ed i numerosi problemi che ancora impediscono una fluida circolazione dei beni tra le nazioni dell'Europa unita. Ma andiamo con ordine. Lo scenarioLo scenario vede 27 Nazioni contendersi i favori dei consumatori europei. Il libero mercato è un'immensa opportunità di business sia per le grandi che per le più piccole realtà imprenditoriali. D'altra parte proprio questo era lo scopo del mercato comune. Nel 2006 il mercato dell'ecommerce europeo era stato stimato in 106 miliardi di Euro. Due anni dopo, nel 2008, il 51% dei dettaglianti europei vendeva anche online. L'interesse, insomma, c'è, le potenzialità sono più che buone. Eppure c'è ancora qualcosa che impedisce il pieno sviluppo di questa importantissima realtà economica. Il ristagno è palese: un aumento di 6 punti (dal 27% al 33%) dei consumatori che hanno acquistato online tra il 2006 e il 2008 ma solo un misero 6-7% ha tentato di acquistare all'estero tramite Internet. Per contro solo il 21% dei commercianti vende intra-Ue. Lo studio dell'UELo studio è stato condotto su un paniere di 100 prodotti acquistati in tutta l'Unione per un totale di oltre 11.000 transazioni di prova. I "clienti civetta" hanno girato la rete in lungo e in largo con l'obiettivo di 1) Trovare un prodotto da acquistare all'estero; 2) confrontarne il prezzo tra i vari ecommerce intra-UE e 3) comprarlo e vedere quante e quali difficoltà incontravano. Si è provato ad acquistare computer, cd, libri, vestiti, macchine fotografiche, lavatrici e tutto quel che si può comprare in rete. I risultati sono stati a dir poco sorprendenti. I risultatiI risultati sono stati pessimi ed hanno evidenziato la totale inefficienza del mercato. I problemi e le relative conseguenze sono molteplici. Ordini non andati a buon fine. In primis si evidenzia che il 61% degli ordini non è andato a buon fine a causa di una cattiva gestione del sito di ecommerce che non offriva nè un mezzo di pagamento transfrontaliero nè tanto meno la possibilità di spedire intra-UE. I dati sono collegati dal momento che se non c'è l'intenzone di spedire all'estero non offro nè il mezzo di pagamento nè la possibilità di ricevere la merce. Sembra quasi una chiara presa di posizione degli eCommercers. Ma è colpa loro? Non tutta come vedrai di seguito quando leggerai le soluzioni prospettate. Inaccessibilità a prodotti non disponibili sul mercato nazionale. Addirittura in 13 paesi dell'Unione (si potrebbe tranquillamente dire il 50% dei paesi!) i consumatori non avevano a disposizione oltre il 50% dei prodotti presenti nel paniere mentre questi erano disponibili all'estero. Ovviamente non hanno potuto acquistarli per i motivi su esposti. Possibilità di risparmio sfumate. Confrontando i prezzi esteri con quelli nazionali i consumatori avrebbero potuto risparmiare in media il 10% tenendo conto anche delle spese di spedizione. Possibilità ovviamente non colta. Lettonia, Belgio, Romania e Bulgaria i paesi in cui i consumatori trovano maggiori difficoltà. In tutti i paesi, tranne due, c'è un tasso di insuccesso della conclusione della transazione che arriva addirittura al 50%! Una situazione pessima, decisamente pessima. Le cause (anche secondo me)Ma perchè se abbiamo un mercato comune esistono ancora tutti questi ostacoli alla circolazione delle merci? Differenze nelle normative nazionali. Grande problema cui l'Unione Europea tenta di porre rimedio emanando direttive che vengono recepite dagli ordinamenti nazionali. Tanto non basta poichè rimangono sempre delle differenze di applicazione concreta. Tra le soluzioni prospettate, infatti, sono previste azioni in direzione di una uniformazione sostanziale sia dei livelli di tutela che delle modalità con cui fornirla. Differenze nelle normative fiscali. Un commerciante che voglia vendere all'estero si trova a dover fare i conti con numerosi stati nazionali, ognuno con una propria normativa fiscale. Si aggiunga la scarsa reperibilità di professionisti in grado di supportare il commerciante e si capisce subito come la scelta di non spedire all'estero sia la più sensata (in parte!). Ignoranza circa le modalità d'azione. Collegata al punto precedente è la totale ignoranza in materia. L'assenza di informazioni chiare ed omogenee, non frammentate e nascoste nei meandri della burocrazia rende l'export un lusso per i più grandi. Piccoli commercianti e dettaglianti per il momento si accontentano dei propri mercati nazionali. Le soluzioniTrovato il problema è necessario elaborare una strategia per trovarvi una soluzione. Ed è ciò che è stato fatto dal Commissario UE che ha proposto di: - Individuare un unico gruppo di diritti per tutti i consumatori dell'UE. E' necessaria chiarezza giuridica, semplificazione normativa, riduzione dei costi amministrativi. Solo in questo modo il commerciante sarà in grado di offrire con serenità e semplicità la possibilità a tutti i cittadini dell'Unione Europea di acquistare i propri prodotti. E solo in questo modo i consumatori potranno essere certi che, qualunque sia il paese europeo in cui acquistano, riceveranno la stessa tutela garantita loro in patria. - Incentivare le misure di attuazione transfrontaliere. E' necessario continuare a seguire la strada intrapresa contro le frodi e gli illeciti online commessi a danno dei consumatori da "commercianti" disonesti che danneggiano l'intera categoria. Continuare con i controlli a tappeto, quindi, e continuare a far rispettare il diritto consumeristico sono le chiavi per aumentare la fiducia che i consumatori ripongono nell'ecommerce. - Semplificare le regole per il commercio transfrontaliero. Viene subito in mente il regime IVA, le tasse sul riciclaggio e i diritti di copyright. Attualmente alcuni dettaglianti devono affrontare diverse autorità fiscali, regole nazionali diverse in materia di riciclaggio dei rifiuti elettronici e possono poi trovarsi a pagare diritti d'autore in diversi paesi per gli stessi prodotti. Le proposte della Commissione affrontano i primi due problemi. Per quanto concerne il prelievo di diritti si dovranno trovare in tempi celeri soluzioni pratiche. I commentiIl Commissario Ue Kuneva ha affermato: "I risultati di questa ricerca sono sorprendenti, disponiamo ora di fatti e cifre concreti da cui risulta in quale misura il mercato unico europeo non esista per i consumatori che si rivolgono al commercio al dettaglio on line. Migliori occasioni d'acquisto e una maggior scelta di prodotti potrebbero essere soltanto a un click di mouse per i consumatori nel nostro grande mercato europeo. Nella realtà però gli acquirenti on line si trovano ancora per l'essenziale confinati entro le loro frontiere nazionali. I consumatori europei si vedono negare la possibilità di scegliere meglio e di trovare prezzi più convenienti. I consumatori meritano un trattamento migliore. Dobbiamo semplificare il labirinto di norme giuridiche che scoraggiano i commercianti on line dall'offrire i loro prodotti in altri paesi". "Realizzare un mercato unico digitale è una grande priorità per l'Europa" ha affermato Viviane Reding, Commissario UE responsabile per la società dell'informazione e i mass media. "Non avremo un'effettiva economia digitale fino a quando non avremo rimosso, anche per i consumatori finali, tutte le barriere che si oppongono alle transazioni on line. La questione dovrà avere priorità massima nell'ambito di tutte le iniziative politiche volte a rilanciare il progetto del mercato unico". Risorse utili
Inserisci tra i preferiti
Bookmark
Invia per e-mail
Hits: 630 Trackback(0)
Commenti (0)
![]() Scrivi commento
|



