"Amercian Express è un'azienda che ha 162 anni e che ha continuamente reinventato sé stessa," ha detto Dan Schulman, presidente di American Express Enterprise Growth. "Avendo aperto un nuovo capitolo della nostra storia, ci rendiamo conto della necessità di lavorare con le aziende che realizzano le nuove tecnologie per poter ispirare il cambiamento, incorraggiare l'innovazione e in ultimo offrire i migliori prodotti e servizi ai nostri clienti.".
La sede da cui l'iniziativa verrà gestita è in Silicon Valley, patria dell'innovazione non solo americana ma mondiale. È lì, o nei dintorni, che sono nate aziende come Google, Facebook, Apple, Yahoo!, solo per citare le più famose.
Dal quartier générale nei pressi di San Francisco, Harshul Sanghi guiderà la caccia a queste nuove startup. "L'industria dei pagamenti sta attraversando un periodo fondamentale di mutamento, seguendo il cambiamento che sta avvenendo nell'essenza stessa del commercio," ha detto Sanghi. "Crediamo che il nostro network globale di business e consumatori, la nostra base internazionale di addetti, il nostro servizio clienti internazionale e i dati che possiamo fornire, apporteranno un grosso vantaggio al potenziale del nostro portfolio di aziende".
Le startup early stage sono quell in case di costituzione o precedente, quelle, cioè, dove esiste un'idea e un team che ha iniziato a svilupparla. Spesso non ci sono nemmeno ancora i clienti ma solo ottime potenzialità di riuscita. Le startup da inserire nel portfolio di AmEx che stanno cercando Sanghi e Schulman sono focalizzate nel risolvere problemi critici del commercio elettronico, dalla fidelizzazione, passando per il mobile e i pagamenti online e arrivando fino ai servizi focalizzati sulla sicurezza e la prevenzione delle frodi online.
Shulman è un ex dirigente di Sprint Nextel ed è entrato in American Express solo l'anno scorso riuscendo in poco tempo a contribuire alla crescita del fatturato del terzo trimestre di AmEx che ha fatto registrare un +13%. Non nuovo ad iniziative innovative ha già provveduto a far siglare accordi con Verizon Wireless e Foursquare. Ha inoltre messo sul mercato servizi come Serve, un software di pagamento che, in diretta concorrenza con PayPal e Google, permette di effettuare pagamenti dallo smartphone. Il software è frutto del lavoro di un'altra azienda, la Revolution Money, rilevata da AmEx nel 2010 per la cifra di 305 milioni di dollari.
Sanghi è un uomo di esperienza costruita sul campo, sopratutto conducendo Motorola Mobility Ventures ed è in grado di comprendere a fondo le dinamiche del mercato delle startup e dei venture capitalist.
La nuova strategia di acquisizione di startup early stage è certamente inserita in un quadro più ampio all'interno del quale AmEx intende acquisire nuove tecnologie con enormi potenzialità ma a basso prezzo, prendendo sotto la propria ala aziende ancora giovanissime.
L'azienda, infatti, non si è limitata all'acquisizione di Revolution Money ma ha acquisito per circa 30 milioni di dollari anche Sometrics, una piattaforma di pagamenti online e ha fatto un investimento di cui non si conosce l'ammontare in Payfone Inc., un sistema che processa pagamenti mobile based.
Business Week riporta in merito le parole di Schulman: "Il commercio stesso sta cambiando. Ora tutto sta venendo digitalizzato lungo il ciclo economico del commercio, indipendentemente dal fatto che cerchiate le informazioni usando uno smartphone, un computer desktop o direttamente nel negozio.".
E non ha torto nel dire questo se si pensa che stando ad una ricerca di Juniper Research i pagamenti da mobile da soli valgono quest'anno 240 miliardi di dollari, per arrivare nel 2015 a valere oltre 670 miliardi di dollari.
Dunque anche American Express ha deciso di scendere sul ring a confrontarsi con Visa che recentemente ha lanciato V.me, con Google che ha lanciato Google Wallet e con PayPal che ha lanciato anch'essa il proprio servizio di digital wallet e che recentemente ha annunciato il rilascio di un'applicazione per Facebook che permette agli utenti di regalare soldi senza che passino di mano banconote ma solo sfruttando i bit elettronici della rete.
Si può dire che anche nel settore dei pagamenti si sta muovendo qualcosa, in aggiunta al fermento che da mesi si registra su altri fronti con eBay, Groupon, Amazon e la stessa Google.
Non rimane che guardare cosa succederà.
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