Avviare un sito di commercio elettronico può essere complicato se non si sa bene come muoversi. L'e-commerce è attività di impresa, tecnologica per giunta. Il know-how da possedere (o acquisire) è eterogeneo e può volerci tempo prima di padroneggiarlo in pieno. Gli articoli in questa sezione ti aiuteranno ad abbattere i tempi della curva di apprendimento.
Fino ad ora ho ti ho introdotto all'open source, ti ho parlato dei suoi vantaggi e degli svantaggi, ti ho suggerito di provare i software open source più importanti.
C'è ancora qualche articolo da scrivere ma prima di continuare desidero chiarire alcuni punti che ritengo essere fondamentali.
Ho, infatti, come la sensazione che ancora ci siano persone che credono che l'open source sia qualcosa di evanescente, qualcosa che ha del mitologico, una favola. Chi ha già capito che così non è, dal canto suo, spesso ha molte idee confuse a riguardo: chi utilizza free software e open source come sinonimi, chi ancora non capisce come sia possibile che l'open source esista, chi proprio non ne ha capita l'importanza.
Per questo, prima di continuare, meglio fare un po' di chiarezza, un bel po' di chiarezza.
Parlare e soprattutto elencare i software open source esistenti è un'impresa lunghissima più che difficile.
I software open source sono talmente tanti e realizzati per essere utilizzati in così tanti settori che l'elenco sarebbe molto corposo.
Con quest'articolo della serie dedicata all'open source, quindi, certo non intendo esaurire l'argomento. Piuttosto mi accontento di introdurlo parlando dei software open source a maggior impatto "sociale", parlando, cioè, di quei software open source utilizzabili dalla maggioranza degli utenti e che anche tu puoi subito scaricare per provarli.
L'open source è un modello di sviluppo del software alquanto dibattuto dal momento che prevede il rilascio del codice sorgente. Questa peculiare caratteristica lo ha portato ad essere considerato una manna per il progresso tecnologico, da un lato; un modello poco profittevole dall'altro. Seguendo le linee guida dell'open source ci si scontra inevitabilmente con due interessi contrapposti: il profitto da un lato; lo sviluppo tecnologico e la libertà dall'altro.
Nel mezzo stiamo noi che come il terzo possiamo godere tra i due litiganti. Vediamo come.
Open Source, bistrattato da alcuni, adulato e quasi venerato da altri sembra essere una delle cose più controverse nel mondo di Internet e nel mondo informatico in generale.
Per anni messo in una angolo e relegato per lungo tempo, solo di recente sta venendo riscoperto e gli si sta dando la giusta importanza, complice anche l'enorme lavoro svolto negli ultimi 30 anni dai suoi sostenitori più capaci che con il rilascio di software e lo sviluppo di sitemi operativi hanno permesso all'Open Source di farsi apprezzare da una cerchia di utenti sempre maggiore. Uno degli ultimi riconoscimenti è venuto dal neo-eletto presidente americano Obama che lo ha indicato come nuova soluzione ai problemi informatici non solo d'America ma del mondo intero.
Quanti si sono trovati a dover o a voler rispondere alla domanda “Cos’è il web 2.0?” si sono trovati davanti ad un bel dilemma.
Ad oggi ancora non esiste una definizione completa. Ognuno dice la sua, tutti dicono tutto ma nessuno dice cosa sia in definitiva. Nessuno ci riesce in realtà. Perché il punto è che il web 2.0 è più un modo di vedere il web, di usarlo, di rimescolare gli strumenti e le tecnologie esistenti per utilizzarle in modo migliore e maggiormente produttivo. Gli strumenti sono gli stessi, le tecnologie pure, cambia solo il modo in cui questi vengono usati e rimescolati per creare “cose” nuove e più funzionali.